ARGOMENTO:
Siamo a Macao, in Cina, ed è tradizione che quando
un membro della casa regnante si sposa, si dia inizio al
Ciun-Ki-Sin: un periodo nel quale si sospende ogni divertimento
e ogni lavoro. Questo fino a quando il matrimonio non sarà
consumato.
I due sposini, la principessa Mjosotis ed il principe Ciclamino,
non hanno le idee molto chiare sui doveri matrimoniali ed
il Mandarino di Macao è disperato, perché
il Ciun-Ki-Sin rischia di durare in eterno ma, guarda caso,
arriva Cin-Ci-Là, un'attrice parigina seguita dal
suo buffo spasimante Petit-Gris.
Fon-Ki, il mandarino, che aveva conosciuto Cin-Ci-Là
nella capitale francese, vede in lei la soluzione: sarà
Cin-Ci-Là ad insegnare al principe Ciclamino quello
che non sa.
Petit-Gris, dal canto suo, pur senza aver ricevuto alcun
mandato, si occupa dell'educazione della principessa Mjosotis.
Le due teste coronate non sembrano però molto interessate
alle "lezioni" di Cin-Ci-Là e Petit-Gris
sicché il suono del Carillon, il segnale che il Ciun-Ki-Sin
è finito, tarda ad arrivare. Il popolo è in
rivolta ed è stanco di aspettare; vuole l'erede al
trono e, quasi per incanto, suona il fatidico carillon.
E' festa grande, tutti festeggiano il principe Ciclamino
che ora ha capito cos'è la felicità, ma poco
dopo il carillon suona una seconda volta. "Com'è
possibile ?", si interroga il mandarino, "il carillon
rappresenta la virtù, e si può perdere la
virtù più di una volta?".
Il mistero viene presto spiegato: Ciclamino e Cin-Ci-Là,
Mjosotis e Petit-Gris hanno pensato di far suonare il carillon
ognuno per proprio conto. E' uno scandalo, ma uno scandalo
da operetta che rientra subito perché Ciclamino e
Mjosotis, ora che sanno, si innamorano veramente uno dell'altra
e finalmente Macao avrà l'erede.
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NOTE SULLA RISCRITTURA:
Cin-ci-là, anche per il suo suono curioso è
il titolo d'operetta più noto in Italia. Questa "prima"
Cin-ci-là del terzo millennio vuole sottolineare
la straordinaria freschezza che questa operetta ancora dimostra
recuperando la musica, immediata e dal ritmo discreto, e
il clima assolutamente divertente suggerito dal testo.
Questa Cin-ci-là vuole riportare l'operetta alla
sua struttura originaria con una operazione di riequilibrio
delle varie componenti che almeno come fonte di ispirazione,
entrano nel lavoro degli autori e per l'esattezza : gli
spazi lirici restituiti alla loro integrità, il brio
della commedia e lo sfarzo che già annunciava
la rivista.
E con la storia di Cin-ci-là, donna bella e sensuale,
diventa l'elegante storia della sua sensibilità,
dei suoi problemi, del suo desiderio di emancipazione che
ne farà una grande protagonista dell'operetta italiana.
Bella, brava ed entusiasta come i suoi motivetti ritmati
che tutti conoscono e cantano, così Abbati ha voluto
questa nuova Cin-ci-là dove il tono scanzonato e
spensierato si unisce ad un forte richiamo sentimentale.
La professionalità e l'alta qualità della
proposta è inoltre sottolineata dall'allestimento
che nasce al Teatro Verdi di Trieste e dai patners prestigiosi
della Compagnia quali : l'Associazione Internazionale Operetta,
il Teatro Valli di Reggio Emilia ed inoltre dalla presenza
dei tanti giovani artisti che, come vuole la tradizione
europea d'operetta, sono capaci di ricreare in palcoscenico
l'allegria del copione, gli slanci lirici dello spartito
e l'esuberanza della danza.
Cin-ci-là ebbe il suo battesimo al Teatro Dal Verme
di Milano il 18 dicembre 1925 ed il quotidiano milanese
"L'Ambrosiano" scrisse : "Dieci chiamate
al primo atto, dieci al secondo, applausi a scena aperta,
bis, acclamazioni agli autori ed agli interpreti, anche
per un'operetta il successo è eccezionale......."
Un successo che....... continua
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