ARGOMENTO:
In casa del vetturino Ulisse le due figliole Ida e Anita
con la madre, la sora Rosa, ricamano mentre Cecchino, un
giovane falegname lavora ad una riparazione. Anita e Cecchino
si vogliono bene e non si vergognano di manifestare il loro
affetto. Ida, la schiva e timida sorella minore, sembra
da ciò molto infastidita mentre il buffo garzone
Stinchi ha capito subito i buoni propositi del falegname
e si fa alleato dei due innamorati. Ulisse appena rientrato
in casa, è informato da Cecchino del suo sentimento
per Anita e sarebbe anche disposto a dare il suo consenso
quando interviene sua moglie che liquida il falegname con
poche e chiare parole: per sua figlia ha altre ambizioni.
Arriva intanto il nuovo inquilino Alfredo, un giovane a
cui la sora Rosa ha affittato una camera. Alfredo sembra
un tipo molto distinto ma Anita riconosce in lui lo spasimante
di quell'acqua cheta di sua sorella Ida. La sera stessa
troviamo i nostri eroi a cenare in giardino. Anita con il
suo dolore per l'amore contrastato, Stinchi con il suo fiasco
di vino e Ida, tutta ammaliata dalle parole che declama
il signorino Alfredo. Anche la sora Rosa è conquistata
dai modi gentili di Alfredo che con diverse bugie si fa
benvolere. Alfredo però ha addirit tura
organizzato una fuga con Ida, non prima però di aver
portato la famiglia alla tradizionale festa della Rificolona.
Dopo la festa tutti vanno a dormire ma ecco Alfredo e Ida
mettere in atto il loro piano: vogliono fuggire e hanno
già noleggiato una carrozza.
Mamma Rosa è disperata alla notizia della fuga dei
due giovani: che scandalo!
Fortunatamente Cecchino ha ascoltato il colloquio fra Ida
e Alfredo e ha potuto riacciuffarli con l'aiuto di Stinchi.
Il falegname è un bravo giovane e va ricompensato:
avrà la sua Anita.
In quanto a Ida, dopo la dovuta romanzina, potrà
sposare Alfredo anche se ancora una volta si rivela saggio
l'antico detto: "L'acqua cheta rovina i ponti!"
Tutti felici dunque ed anche Stinchi, che ama il suo fedele
fiasco di vino, si consola pensando alle bevute che farà
durante il doppio matrimonio.
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NOTE SULLA RISCRITTURA:
L'Acqua cheta: un po' operetta, un po' commedia musicale,
insomma un "nuovo musical italiano". Questo lavoro
vive oggi di una "modernità" sorprendente
per quella sua attualissima capacità di raccontare
in musica non tanto di principi e principesse (come vuole
e fa l'operetta diciamo tradizionale), ma una storia che
ha assoluta corrispondenza con la vita, con le vicende di
tutti i giorni, con le novità che esprimono i mutamenti
del tempo e che forniscono gli argomenti di discussione
più frequenti ed accendono le fantasie della gente.
Uno spettacolo dunque che rappresenta un fatto di costume
ed un elemento di riflessione sui problemi dell'epoca (siamo
negli anni '20) e, a distanza di tempo, ci consente di registrare
come spesso gli argomenti di discussione, mantengono intatta
la loro attualità.
La realtà si fa dunque elemento determinante, ma
la "vita di tutti i giorni" non è priva
di desideri, capricci e sogni così come questa "Acqua
cheta" firmata da Corrado Abbati dove la voglia di
sognare si fa motore dell'adattamento sino al grande lieto
fine con un matrimonio così felice ed elegante da
essere quello che avete sempre desiderato.
E poi "i capricci" che Abbati ha disseminato in
questo suo nuovo adattamento dove i cavalli sono quelli
bianchi delle giostre, capaci di rievocare in un quadro
di grande spettacolarità la gioia di quel divertimento
forse infantile, ma tanto vero. Ed ancora i ricordi di feste
popolari (come il palio) che si "materializzano"
in scene corali di sicuro effetto emotivo ricreate da curatissime
ricostruzioni storico - fantastiche affidate ad una girandola
di costumi dalle sorprendenti mutazioni cromatiche ed a
connotazioni scenografiche studiate con intenti etnografici.
Lo spirito dello spettacolo va dunque molto più in
là delle vicende descritte, ma non dimentica mai
una più attenta analisi delle situazioni e dei sentimenti
descritti con tanta intensità dalla musica di Giuseppe
Pietri capace di essere brillante, frizzante ma anche velata
di una melanconia quasi a volerci ricordare che la gioia
è racchiusa in parentesi che vanno colte e vissute
intensamente perché sono, ohimè, brevi
.
E quanti uscendo diranno: "peccato che sia finita!"
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